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Ai confini di … dell’impronta

Intervista con Marianne Volonté

di Marco Silvio Jäggi

Una serie di successo della prima televisione (1959) era intitolata “Ai confini della realtà”. Le aree sconosciute non ancora pienamente illuminate dalla conoscenza e dal sapere ufficiale venivano esplorate. Non è una coincidenza che nella lingua originale il titolo della serie fosse “The Twilight Zone”. Quando qualcuno mi ha detto di utilizzare le impronte digitali per valutare la personalità umana, ho pensato immediatamente a qualcosa di misterioso, non necessariamente positivo.

Ma va da sé che i pregiudizi non aiutano a crescere, così ho chiesto a Marianne Volontè di spiegare ad uno scettico questa teoria, che mi ha ricordato le teorie di Cesare Lombroso, “padre della criminologia moderna”, come definito da alcune persone. Marianne è nata a Zugo ed attualmente vive tra il Ticino e Londra.

Marianne, lei sta proponendo un sistema di rilevazione delle caratteristiche soggettive particolarmente intrigante, potrebbe descrivermelo?

Il test biometrico “mymarq” permette di rilevare dati su carattere, sfide e potenziali dell’individuo. Esso offre una chiave per accedere al subconscio ed alla struttura della personalità. Analizzando le impronte digitali noi siamo capaci di offrire informazioni affidabili.

Le impronte digitali sono fissate in modo permanente prima del sesto mese di gravidanza. Sono individuali, indipendenti da DNA e sesso e rimangono invariate per l’intera vita. Il test è rapido e ripetibile: anche se lo riproponi a distanza di tempo, il risultato sarà sempre lo stesso.

Ma non le sembra che tutto questa abbia un po’ un retrogusto esoterico o anche metafisico?

In effetti, stiamo combattendo contro questo pregiudizio.

Consideri che il il test è il risultato di esperienze empiriche di molte persone nel settore da decenni.

E’ basato sulla stessa classificazione della polizia scientifica: noi definiamo le impronte come “vortice”, “laccio” ed altro.

Una delle prime persone che ha usato sistematicamente i dati biometrici delle impronte digitali per estrarre informazioni ulteriori rispetto a quelle della polizia è stato Richard Unger, che in oltre 50 anni ha analizzato oltre 50.000 paia di mani o 500.000 impronte.

Quanto a me, avvocato professionista, io ho seguito i corsi di Unger e di altri analisti di mano ed impronte digitali a Zurigo ed a Londra.

Dopo alcuni anni di esperienza pratica ed empirica su oltre 60.000 impronte, ho deciso di dedicare me stessa interamente alla ricerca, basandomi sull’evidenza ed esperienza psicologiche e distanziandomi da ogni interpretazione spirituale o esoterica.

Il risultato è il test biometrico di personalità “mymarq”.

Handpower, l’azienda che ho fondato, è membro di EAB (European Association for Biometrics) ed opera con esperti scientifici e forensi nell’identificazione e classificazione delle impronte digitali.

Perché la gente dovrebbe permetterle di collezionare impronte?

Quando io propongo l’analisi delle impronte digitali, alcuni sono dubbiosi ed un po’ spaventati, forse perché ciò richiama le indagini della polizia. Ma questo viene superato velocemente.

Normalmente il test è affrontato con serenità. Una volta consapevoli delle basi rigorose e dell’efficienza del test, nonché dell’alto livello di soddisfazione che viene raggiunto, confermato dagli altri, gli animi sono rassicurati.

I convincenti risultati ottenuti hanno contribuito all’espansione del network di persone interessate e convinte.

Le persone vengono a fare il test “mymarq”, perché sono interessate ad ottenere informazioni su se stesse e sulle persone a loro vicine. L’obiettivo può essere capire perché certi episodi emozionalmente incontrollabili si ripetono.

La legislazione sui dati sensibili ha qualcosa a che fare con la raccolta di impronte digitali?

Le impronte digitali sono parte dei dati biometrici protetti dai diritti sulla personalità. Il nostro impegno verso il rispetto dei codici etici e professionali è formalizzato in un documento che garantisce la massima discrezione ed anonimia dei dati.

L’obiettivo della rilevazione delle impronte è aiutare le persone a capire meglio se stesse e gli altri. Non siamo interessati a creare un archivio di impronte digitali.

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